Tracciabilità frutti di mare nel tuo ristorante: cosa fare adesso dopo l’ordinanza di Napoli sull’epatite A
La tracciabilità frutti di mare è diventata una priorità urgente per ogni ristorante e pescheria in Campania. Il 20 marzo 2026 il sindaco di Napoli ha firmato un’ordinanza che vieta il consumo di molluschi crudi in tutti gli esercizi pubblici — e i controlli ASL sono già in corso.
Se gestisci un ristorante, una pescheria o qualsiasi attività di somministrazione in Campania — o anche nel resto d’Italia — quello che sta accadendo a Napoli in questi giorni riguarda direttamente te. Non solo per l’emergenza sanitaria in corso, ma per quello che ogni controllo ASL può chiederti da domani in poi: dimostrare la tracciabilità dei frutti di mare che servi ai tuoi clienti.
Cosa sta succedendo a Napoli: l’ordinanza del 20 marzo 2026
Il 20 marzo 2026 il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente per fronteggiare l’incremento dei casi di epatite A registrati sul territorio cittadino.
I numeri parlano chiaro: dai 3 casi registrati a gennaio si è passati a 19 a febbraio, fino a 133 casi confermati nei primi venti giorni di marzo — una diffusione del virus superiore di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di ben 41 volte rispetto all’ultimo triennio, secondo i dati del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Napoli 1 Centro.
Il provvedimento stabilisce il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici, inclusi i locali di vicinato con consumo sul posto e le attività di produzione per consumo immediato. La Regione Campania ha contestualmente disposto un rafforzamento dei controlli sull’intera filiera dei molluschi bivalvi.
Il principale veicolo di contagio identificato è il consumo di molluschi bivalvi — cozze, vongole, ostriche — che possono accumulare il virus HAV durante la filtrazione di acque contaminate.
Cosa rischia il tuo locale in caso di controllo ASL
L’ordinanza non è solo una raccomandazione. Le sanzioni per chi non rispetta le disposizioni sono concrete e severe:
- Da €2.000 a €20.000 di multa amministrativa
- Sospensione dell’attività in caso di violazioni gravi
- Revoca della licenza in caso di recidiva
Ma le sanzioni legate all’ordinanza sono solo una parte del quadro. Indipendentemente dall’emergenza epatite A, ogni controllo ASL può verificare la tracciabilità degli alimenti presenti nel tuo locale. E i frutti di mare sono tra i prodotti più soggetti a ispezione, proprio per la loro natura deperibile e il rischio biologico associato.
Se durante un controllo non riesci a dimostrare da dove vengono le cozze che hai in frigo, con quale lotto sono state consegnate e quando scadono, sei già in una posizione difficile — indipendentemente da qualsiasi emergenza sanitaria.
Cosa dice la normativa sulla tracciabilità frutti di mare dei molluschi bivalvi
Il quadro normativo è chiaro da anni. Il Regolamento CE 178/2002 stabilisce l’obbligo di tracciabilità per tutti gli operatori del settore alimentare: ogni alimento deve poter essere rintracciato in tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione.
Per i molluschi bivalvi la normativa è ancora più specifica. Il Regolamento CE 853/2004 impone che i molluschi siano accompagnati da un documento di registrazione con informazioni precise su origine, specie, quantità e data di raccolta. Questo documento deve essere conservato dal ristoratore per almeno 60 giorni.
In pratica, quando un ispettore ASL entra nel tuo locale e chiede la tracciabilità delle cozze che stai preparando, deve trovare:
- Il documento di accompagnamento (DDT o fattura) con i dati del fornitore
- Il numero di lotto del prodotto
- La data di consegna e la data di scadenza
- L’origine geografica del prodotto
Se questi dati non sono disponibili e consultabili immediatamente, il rischio di contestazione è reale.
Come dimostrare la tracciabilità in modo concreto: il flusso pratico
La tracciabilità alimentare non è un archivio da costruire la sera prima di un controllo. È un processo che deve avvenire al momento del ricevimento della merce, ogni volta che un fornitore consegna, per rispondere alle norme dell’HACCP.
Ecco il flusso corretto:
1. Al ricevimento della merce
Verifica che il DDT o la fattura riporti: ragione sociale del fornitore, numero di lotto, specie, quantità, data di raccolta o produzione, data di scadenza. Conserva il documento.
2. In magazzino o in cella
Associa il lotto al prodotto fisicamente presente. In caso di prodotti diversi dello stesso tipo (es. due consegne di cozze in date diverse), devono essere distinguibili per lotto.
3. Al momento dell’utilizzo
Quando usi quel prodotto in cucina — per una preparazione, una ricetta, un piatto del giorno — il lotto usato deve essere registrato. Questo è il passaggio che la maggior parte dei ristoratori salta, e che diventa critico in caso di richiamo o controllo.
4. Conservazione dello storico
Tutta la documentazione deve essere conservata e consultabile. Non basta averla al momento — deve essere recuperabile anche a distanza di settimane.
Come FoodTag gestisce questo processo
FoodTag è un’app per la gestione operativa dell’HACCP e della tracciabilità alimentare nelle cucine professionali. Il flusso per i frutti di mare — come per qualsiasi altro alimento — funziona così:
📸 Passo 1 — Importa dalla fattura con una foto Scatti una foto del DDT o della fattura al momento della consegna. L’app riconosce automaticamente i dati principali e crea la scheda dell’alimento con fornitore, lotto e scadenza già compilati. Nessun inserimento manuale.

📦 Passo 2 — L’alimento è catalogato con tutti i dati Le cozze entrano nel sistema con lotto, data di consegna, fornitore e scadenza. Se arrivano due consegne diverse, vengono gestite come lotti separati e non si mescolano mai.
🌡️ Passo 3 — Registra la temperatura di conservazione I molluschi bivalvi vanno conservati a temperature specifiche. FoodTag permette di registrare le temperature di frigoriferi e celle direttamente dall’app, associando ogni rilevazione a temperatura minima e massima. In caso di controllo, hai uno storico verificabile — non un foglio cartaceo compilato a mano.
🏷️ Passo 4 — Stampa l’etichetta in pochi secondi Quando le cozze vengono messe in lavorazione, stampi un’etichetta con tutte le informazioni di tracciabilità. Conforme alle normative, pronta in pochi secondi.
📋 Passo 5 — Lo storico è sempre consultabile Ogni azione è registrata: chi ha inserito cosa, quando, con quale lotto. In caso di controllo ASL, non devi ricostruire nulla — apri l’app e mostri lo storico.
Oltre 160 cucine professionali in Italia usano FoodTag ogni giorno per gestire questo processo.



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FAQ: le domande che si fa ogni ristoratore in questo momento
Devo conservare i DDT dei frutti di mare anche se li uso entro 24 ore?
Sì. Il Regolamento CE 178/2002 non prevede eccezioni basate sulla velocità di utilizzo. L’obbligo di conservazione dei documenti di accompagnamento per i molluschi bivalvi è di almeno 60 giorni dalla consegna.
L’ordinanza di Napoli vale anche per i ristoranti fuori dalla Campania?
L’ordinanza del sindaco Manfredi è territorialmente limitata al Comune di Napoli. Tuttavia, l’obbligo di tracciabilità dei frutti di mare è nazionale e deriva da normativa europea. Qualsiasi ristorante in Italia può essere soggetto a controllo su questo punto.
Se servo frutti di mare solo cotti, sono comunque soggetto all’obbligo di tracciabilità?
Sì. L’obbligo di tracciabilità riguarda il prodotto acquistato e utilizzato, indipendentemente dalla modalità di preparazione. Il fatto che il prodotto venga cotto non elimina la necessità di documentare lotto, origine e fornitore.
Un controllo ASL non avvisa prima di arrivare
La situazione a Napoli è un promemoria concreto di quanto sia importante avere la tracciabilità in ordine — non come risposta a un’emergenza, ma come parte del lavoro quotidiano.
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Fonti: Ordinanza Sindacale Comune di Napoli n. 169/2026; Comunicato Regione Campania n. 136 del 19/03/2026; Regolamento CE 178/2002; Regolamento CE 853/2004.